Credo che Damien Jurado non Creda veramente in Dio

Devo ammettere di non aver consumato molto negli’ultimi cinque mesi, in tutti i sensi. Cioè, nel senso che ho perso un sacco di punti scena in quanto negligente su tanti aspetti. Oppure di punti ne ho guadagnati tantissimi, non so. Penso di essere piuttosto soddisfatto del fatto che oggi è tutto ribaltato, che sto proprio fuori da tutti i canoni di definizione. Mi sono pure laureato ad un’università che costa un fracasso di soldi, però mi sa che ero l’undergraduate più vecchio sul campus, il che è stranissimo e quasi incomprensibile per tanti. Ho fatto ben due colloqui a New York City ma ad uno sono andato senza chiudere la cerniera dei miei pantaloni Just Cavalli. Faccio fatica a riderci sopra.

Negli ultimi cinque mesi, mentre leggevo i libri di Leo Bersani ho abitato con quattro appena-laureati che guardano lo sport alla tv bevendo Bud Light. Il loro entusiasmo per la palla (da baseball, da football o da basket) è diverso da quello dei miei compatrioti, che me li ricordo alla tv quattro anni fa che si tiravano le bottiglie e si menavano. Forse l’Italia è più “autentica”, come dicono tutti quelli che sono rimasti a casa. Ho anche abitato con un tipo di colore che c’ha 42 anni e che non ho capito bene, ma c’ha un figlio. Penso che lavori da Comcast, al customer service che chiami quando non ti funzia il cable.

Sono andato a vedere i Foals mentre ero a New York, ma c’erano le bambine che mi tiravano le gomitate mentre prendevo contro le loro borsette che c’avevo la fotta. Ho scritto a Stefano che volevo riprendere a scrivere la rubrica che almeno così ero obbligato a ri-appassionarmi a qualcosa di più salutare, che i libri dei professori famosi non li conosce nessuno e non trovi nessuno con cui parlarne, mentre i No Age sono un po’ sulla bocca di tutti, pure dello spazzino. Penso. Poi ho cambiato idea.

Oggi ho dovuto cliccare su quel sito, Pitchfork, lo Starbucks dell’indie, per vedere le foto dei Mogwai, che adesso hanno scritto una canzone che si chiama “I’m Going to Blow Up Your School” e che spero spacchi tutto. Stuart è sempre più brutto, Barry sembra afflitto dal demone cocaina e John, cosa dire, John è sempre più hardcore e adesso è pure bearcub. Suonano a New York 7 giorni dopo il giorno del mio compleanno. Simone, compra i biglietti, adesso c’ho un motivo serio per cercare/trovare lavoro.

Mi manca la mamma.

~ di Davide su maggio 3, 2008.

3 Risposte to “Credo che Damien Jurado non Creda veramente in Dio”

  1. Mi fa piacere sapere che stai bene e che ti sei laureato…Mi piace anche la commistione cultura alta, spirito hardcore ;-) e…alta moda; però ti offendi se ti dico che qui in Italia Just Cavalli li portano solo i “tronisti” (se non sai cosa sono, e te lo auguro!, ti farò una postilla…) di Maria De Filippi o i partecipanti del Grande Fratello?
    Baci

  2. anche se non condivido l’entusiasmo per i Foals, è sempre molto bello ritrovare la tua voce.
    quest’anno in radio ho fatto i collegamenti con Valido da Londra, l’anno prossimo se ti va potremmo farli con te da NY o da dove sarai.
    complimenti per la laurea.
    ciao,
    e.

  3. Ma ricorda sempre che senza le tre X noi non saremmo quelli che siamo ora…i miei omaggi caro Davide.

    Ps…ho visto i Backstreet Boys in concerto…pazzeschi!!

    Ricky XXX

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