Giacca e Cravatta

Nonostante io continui a sperare in una vita fatta di spostamenti brevi tra biblioteca, cinema e dive bar, ho accettato di fare un colloquio presso la casa editrice più grande del mondo illudendomi volontariamente di un ritorno a tradizioni liminali che mi re-intitolerebbero “persona normale”. Un po’ disinteressato e mai troppo convinto, non ho mai riflettuto più di tanto sull’ormai imminente evento. Tanto che se ci penso bene, in recenti dialoghi con amici e parenti ho enfatizzato molto di più la mia esaltazione per la coincidente release date di Be Kind Rewind (e per l’opportunità di vederlo con gli amici fighi nel village) che l’effettiva occasione di vendermi finalmente ad un establishment che potrebbe trasformarmi in “persona di successo”. Insomma, venerdì 22 Febbraio è una data importante, ma più perché Bon Iver suona al Bowery Ballroom con Black Mountain che per l’oretta scarsa che passerò dentro a “l’ufficio dei sogni”.

In verità, più perché nel mio delirio mi ritrovo perfezionista ed a mio modo arrivista, a questo bell’incontro un po’ ci tengo. Tanto che stamattina, a 10 giorni dall’intervista, mi sono messo a chiamare i miei amici “arrivati” per chiedere consigli. La mia prima domanda ha riguardato ovviamente l’abbigliamento. Io speravo, quasi disperatamente, di essere accolto dal pragmatismo americano della serie un jeans e ‘na maglietta, ma purtroppo 4 voci differenti hanno esclamato “you need a suit”. Io un “completo” (traduco da ignorante) non ce l’ho mai avuto. Zero. Non ci ho mai pensato.

Adesso sono le 10:45 di sera ed ho appena guardato questo video, risultato di una ricerca su Google caratterizzata dalla tragica domanda “How To Buy a Suit”. Certo che un po’ mi è venuto il nervoso, annotando allo stesso tempo “two buttons is hippier than three“, two side vents is more European” e “peak lapel not too high“, su uno scontrino del supermercato che fluttuava sulla scrivania. Poi ho pensato ai mod ed alle loro rivendicazioni di classe…

Tornato con i piedi per terra, ma ancora terrorizzato da quelle critiche taglienti che fanno tanto Michael Kors in Project Runway, ho scritto ad un’amica nel tentativo di condividere le mie paure. Giovedì mi toccherà andare al mall a comprare qualcosa di cheap (che comunque mi costerà l’equivalente di un paio di Acne), tra disagio e bestemmie. La mia carta di credito dice Freemans Sporting Club, ma in un dialogo amichevole io dico “per il momento NO”. Anche se…

~ di Davide su febbraio 12, 2008.

Una Risposta to “Giacca e Cravatta”

  1. Beh un “completo” non è la cosa peggiore che ti possa capitare…a parte i soldi che si spendono…Io ne ho uno solo e lo tiro fuori una volta ogni secolo (beh è capitato proprio l’altro ieri quando sono andato a parlare con il direttore dell’asl di Alba!) Diciamo che in fondo non è peggio di una camicia a quadri ed un berretto bear! ;-)
    Del resto, dato che hai sempre fatto attenzione anche alle magliette che indossavi e alle scarpe (per non parlare degli occhiali da sole!) non è certo il “completo” che automaticamente ti colloca in un determinato contesto…Suonerà molto punk o hippie (in fondo sono diventati la stessa cosa!) ma è la testa libera che conta…a volte quelle cose a cui dobbiamo adattarci, sono solo piccole concessioni all’establishment. Mica diamo via il c**o per questo! O no?
    In bocca al lupo…e qualche volta fatti sentire…

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