Dove c’è frangia c’è bombetta.

Ho visto tre concerti mentre ero in Italia. Il che è strano, visto che qui ormai ho un po’ mollato la corda. Mi ha impressionato notare che l’età si è abbassata, che le frange imperversano e che l’immaginario britannico è molto più egemonico rispetto a quello americano. NME vs. Pitchfork, non saprei per chi tenere. Ho visto pure i Klaxons, che sinceramente non sapevo chi fossero.

Per quanto concerne le “chiacchiere casuali ai concerti” mi aspettavo un po’ più di astio nei riguardi del Nord America. In verità ce n’è stato pochissimo. Solo un ragazzo al concerto dei Kill The Voltures mi ha chiesto (parole quasi testuali) “che spazi occupa la musica indipendente nell’America dozzinale di Jay Z e compagnia bella.” Io ho pensato di spiegargli che in 10 giorni “quegli artisti dozzinali a la Jay Z” io li ho visti pure sulla televisione italiana, il che ti fa pensare… Perché almeno per quanto concerne la cultura americana, i vari Jay Z vantano vere e proprie radici artistiche, naturali conseguenze di un percorso musicale-evolutivo estremamente normale. Che i Timbaland invece rimbalzino sugli schermi italiani mi fa un po’ più impressione… dunque non so, starei attento ad esordire con “in quest’America cosi’ dozzinale”… vabbè.

Per quanto riguarda i concerti non so bene. Le discoteche “indie” che partivano in coda mi hanno fatto pensare. Devo ancora processare. Tutti a cantare i Kaiser Chief, un po’ come ai tempi dei Cast. In generale rimanevo spaesato. Mica colpa dell’Italia, colpa mia che c’ho messo tre anni a trovare il tempo e le risorse per tornare a trovare gli amici, facendo indigestione di immagini solo ed esclusivamente ammerrigane. E son contento che l’Italia sia sempre l’Italia, che Milano sia sempre Milano e non Londra o New York. Certo, mi ha fatto paura vedere la popolazione gggiovane delle vasche del sabato pomeriggio sempre più tirata, con cellulari pazzeschi alla mano ed i miei amici, tutti incredibilmente preparati, a dirmi che si lavora per i soliti soldi nella precarietà più totale. Vabbè, lasciamo perdere.

Sui Klaxons e le frange (purtroppo non ho avvistato bombette) non so bene cosa dire. Cioè, non possiamo mica pretendere che i The Books facciano fenomeno, loro sono brutti, uno vestito da ragioniere, l’altro con i pantaloni corti da escursione in montagna. Ogni generazione merita i suoi baracconi. Lo sappiamo un po’ tutti che prendiamo cantonate una dopo l’altra, ma siamo tutti esseri umani ed ogni tanto è anche il caso di divertirsi… è che forse io di questo concetto pop inizio a scordarmene sempre più spesso. Sarà che a trentanni ti sei rotto delle cantonate.

I Klaxons comunque, ancora non ci arrivo. Quante persone c’erano? 1000? E a Milano c’erano i glow sticks e le felpe a strisce. Tutti facevano le foto. Mi chiedo se questa è la fotocopia della stessa generazione che telefonava a Red Ronnie per andare a vedere i gruppi britpop al Roxy Bar. Le frange ce le avevano anche loro. Forse i Klaxons sono fighi quanto i Menswear. Che mito i Menswear.

~ di Davide su marzo 13, 2007.

Una Risposta to “Dove c’è frangia c’è bombetta.”

  1. in tutto questo manca una cosa da dire:
    Ed Bangerrrrrr

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