Atlanta vs. Los Angeles

Da quando sono diventato vecchio sono un po’ ossessionato dal desiderio di quantificare l’importanza della mia generazione. Lo so che è troppo presto, ma io ho l’ansia, sul serio. Sì perché ho paura che il post-modernismo che ho vissuto in prima persona non abbia le credenziali per passare alla storia, per ritrovarsi ritratto in libri e documentari. La generazione precedente, quella degli anni a cavallo tra i ’70 e gli ’80, ha un fascino talmente intimidatorio, che cercare di relazionare la misera realtà musicale dei miei anni all’entità monumentale di ciò che era originariamente “post” fa veramente paura.

Stasera, rinunciando a tre ore di “corriera” per vedere i Deerhoof all’Irving Plaza, mi sono guardato TV Party, documentario sull’omonimo programma televisivo ideato da Glenn O’Brien ed “animato” dalla crema new wave associata al mito artsy di New York City. Forse dovrei cercare di scardinare il potere che questi film (ci metto dentro pure The Nomi Song) hanno su di me. Forse è semplicemente la scarsa qualità delle immagini di repertorio a mettermi in ansia, a farmi rimpiangere il fatto di essere nato alla fine degli anni ’70. Sì, sì, forse devo semplicemente accettare il fatto che a quei tempi non c’ero e liberarmi del senso di nostalgia auto-imposto. Forse è meglio adesso, senza la droga.

E’ comunque incredibile, ai tempi di TV Party non c’erano blog o riviste online. L’esclusivismo era totale ed assoluto, un’emozione che non sono sicuro di aver avuto il piacere di provare. Essere alla moda voleva veramente dire essere più avanti di tutti. Quello di New York era elitarismo allo stato puro. Certo, a livello storico le controculture non erano una novità, ma quella scuola lì di NY forse era la prima a creare un immaginario puramente estetico, in cui l’arte non andava costantemente a referenziare stato politico e sociale, ma si spingeva verso la sperimentazione senza doversi spiegare, senza analizzarsi, confrontarsi o ribellarsi contro un particolare establishment. Li invidio. Erano ignoranti, incredibilmente creativi, vivevano in un mondo di icone che appunto re-interpretavano quasi offensivamente in un’ignoranza artsy all’ennesima potenza. Poi si vestivano da Dio. Vabbè.

Cambiando discorso, ieri notte Jukka mi ha chiesto “meglio No Age o Deerhunter?” Mah, secondo me non c’è confronto. Mentre i Deerhunter non hanno problemi nell’identificarsi nel tradizionale e noiosissimo modello di gruppo indie, i No Age sono progetto esplicitamente passeggero e dunque puramente artistico. I No Age probabilmente non li vedremo mai e se non ci presentassimo con un certo biglietto da visita, faremmo una gran fatica ad ottenere i loro dischi. Ed alla fine, anche se non gliene frega niente a nessuno, la scena dello Smell di Los Angeles rimane per me l’esempio più sincero di cultura DIY oggigiorno. Forse l’unico plausibile. A questi gruppi non interessa il concetto “indie” dell’ignobile rivista online (che ovviamente ignora a piedi pari, fin troppo impegnata ad aspettare il promo degli Arcade Fire nella casella postale). Molte di loro non hanno mai suonato altrove (così come i gruppi che animavano il CBGB, pensa solo ai DNA di Arto Lindsay che non uscirono mai da New York). Insomma, i No Age vincono alla grande perché loro sono punk. Finita lì.

Oggi mi è finalmente arrivato l’album dei Gowns. Bellissimo. Un po’ mi dispiace che Ezra abbia abbandonato i Mae Shi (e Los Angeles) per andare a fare l’hippie a San Francisco (ad Oakland precisamente). Però vabbè, il disco è bellissimo.

~ di Davide su gennaio 27, 2007.

6 Risposte to “Atlanta vs. Los Angeles”

  1. non capisci un cazzo…
    del resto sei tu che hai comprato le keep…. mentre io sono real…

  2. non capisci un cazzo…
    del resto sei tu che hai comprato le keep…. mentre io sono real… ho delle sebago primi anni novanta uguali..

  3. non capisci un cazzo…
    del resto sei tu che hai comprato le keep…. mentre io sono real… ho delle sebago primi anni novanta uguali..
    quindi ho vinto

  4. non capisci un cazzo…
    del resto sei tu che hai comprato le keep…. mentre io sono real… ho delle sebago primi anni novanta uguali..
    quindi ho vinto…
    molti anni prima di te

  5. e cmq vorrei solo farti sapere che i tuoi no age faranno uscire non so quando….una release congiunta con gli yellow swans…dicono che sia una cosa epica.. godo e non poco… pensando alla tua faccia schifata!

  6. “nato alla fine degli anni ‘70″… non sei vecchio! e chi è nato all’inizio cosa deve dire? 90’s rules…

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