E’ fatta.

Innanzitutto, in copertina ad Artforum c’è un’illustrazione presa da The Host. Io non dico niente, ma secondo me a Marzo se ne parlerà tanto da queste parti. Ovviamente il trailer è di quelli tipici americani, in cui, per paura di spaventare il pubblico con una lingua incomprensibile, non c’è neanche una riga di dialogo.

Ieri sono andato a vedere Jonestown. Lo attendevo da tanto. Un po’ perché da qualche anno mi preoccupo del fatto che nel corso della mia vita forse non testimonierò nulla di storicamente così intenso, ambiguo ed inspiegabile ed un po’ perché alla fine i documentari americani sono diventati forma di entertainment particolarmente intrigante, oggi più eccitante della costosissica fiction a stelle e strisce. Sarà per i temi, per il fatto che l’ultimo secolo di storia offre talmente tanti esempi freak di human nature, che assemblare documenti che narrano di fenomeni da circo è diventato più comune e più interessante che mai (non dico facile, non fraintendetemi).

Il film è stata un’esperienza. Forse leggo troppa filosofia da quattro soldi, ma testimoniare, in forma di compressa visiva da 86 minuti, quel delirio assoluto che mi incuriosiva da anni mi ha fatto venire la pelle d’oca. Che poi il documentario lo si può tranquillamente dissezionare e recensire, specialmente se si ascolta il resoconto un po’ romanzato, ma decisamente più ricco di aneddoti, di NPR. Rimane il fatto che osservare ed ascoltare i sopravvissuti, fino al resoconto di quel gesto finale così umanamente irrazionale (costato 909 vite), non è roba che si vive tutti i giorni. Boh, che poi oggi le ideologie vendono tantissimo ed io non dovrei certo lamentarmi dell’assenza di fanatismo. In versione cult e non (dovreste vedere le pubblicità televisive dell’esercito americano), la Kool-Aid se la bevono in tanti. Basta prendere in mano pagina 40 di Arthur e rendersi conto che a mettersi le mani tra i capelli sono sempre più in pochi, mentre gli altri, sul serio, hanno tutti già dato di matto.

Alla sera sono andato a vedere Keith Fullerton Whitman e Sir Richard Bishop (sì, l’ex Sun City Girls). Niente suicidii lì, solo drones e virtuosismi di chitarra.

~ di Davide su gennaio 15, 2007.

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