Kill Your Television

Ieri sera ho visto la prima puntata di I’m from Rolling Stone, questo reality che va in onda su MTV in America. Non so bene perché me ne metto a parlare… forse è il momentaneo entusiasmo per qualcosa che è allo stesso tempo incredibilmente “scemo” e curioso.

In questa roba di 20 minuti a puntata, sei aspiranti “critici” ingaggiati dal mensile (?) per un’intera estate devono competere per un posto sicuro da contributing editor. Allora, c’è la lesbica di colore che si lamenta del fatto che lei è minority, lo studente ubriacone appena uscito da Berkeley che prende il tutto poco sul serio, la bionda bonazza con il fidanzato che sembra Gesù Cristo, l’ex galeotto di San Francisco che è troppo street scene, il singer/songwriter un po’ hippie a la Danielson e la fly girl asiatica con gli occhiali Gucci (o qualcosa del genere) che ancheggia al club con gli amici latino-asiatici-di colore.

Insomma, se tutti questi stereotipi non fossero sorpassatissimi e se l’operazione fosse stata presa un po’ più sul serio, io me la sarei bevuta. Perché infondo il critico è ancora icona per lo studente americano ed i nomi rispettabili e riconosciuti (purtroppo) esistono ancora (sia in America che in Italia). Con tutti i ragazzini delle superiori che popolano la scena DIY e che seguono religiosamente gente come Xiu Xiu, BARR e No Age, quelli di MTV dovevano andare a scegliere la falsità di un gruppo costruito a tavolino. Se questi sei fossero stati un po’ più umani e soprattutto più “esperti” (di musica secondo me non ne sanno un cazzo, ma vedremo nel secondo episodio) io forse avrei seguito. Giusto per vedere come lavora un giornale mainstream che deve mantenere vivo un mito ed un nome mentre la rivista online di Chicago che deve morire è sulla bocca di tutti.

Nella prima puntata i sei devono scrivere un pezzo sulla scena locale della loro città. La biondona scopre lo straight edge (la sua introduzione è già un classico del giornalismo musicale), l’ex-con va ad Oakland ad intervistare i gangsta, mentre gli altri non si sa che cosa abbiano scritto. Vabbè, se ci penso bene è già culto. Registro tutte le puntate. Sul serio però, mi dispiace che non ci sia almeno un personaggio che ne sa. Anche perché dalla preview alla fine della prima puntata, questi li spediscono in giro ad intervistare gente tosta… beh, almeno ci sarà da ridere. Ah, l’America quando vuole essere stupida lo fa proprio bene. Sono i più grandi.

Spero che MTV Italia compri il format e produca Sono di Blow Up, reality show in cui sei laureati disoccupati devono competere per una collaborazione non retribuita con il mensile italiano. La prima prova li vede impegnati nel scrivere una recensione negativa di “Ys” in 1500 battute. Sì, sì, l’idea funziona, vedo già milioni di spettatori attaccati allo schermo.

~ di Davide su gennaio 10, 2007.

Una Risposta to “Kill Your Television”

  1. ys mi trasporta irrimediabilemnte nel medioevo, di cui non frega un benemerito un cazzo. i punk li non sono ancora arrivati. e’ un mondo di merda quello che sogna la newson…sembra una favalo del cazzo noiosa come un film porno di fine novanta. tutto silicone, tutto finto.
    puah…

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