It’s Getting Tougher to Read the Right Things

C’è questo mio amico che mi chiede sempre della moda. Quasi settimanalmente. Lui ha la necessità di essere on top, lo capisco. Ed infondo io apprezzo la sua urgenza, perché almeno di urgenza si tratta, costante apprensione per l’eventuale sorpasso. Infondo la ricerca del mio amico è la ricerca di una verità momentanea, della moda che è reale e tangibile per un breve periodo e che per questo, proprio grazia ad un valore implicitamente momentaneo, ci ricompensa con eccitazione, entusiasmo e perché no, elitarismo. Non bisogna MAI fermarsi.

Per questo, notando l’andazzo di citare sempre gli stessi nomi (quella rivista online di Chicago i cui uffici saranno presto presi d’assalto dalla vera milizia DIY terrorista), ho deciso di scrivere di cinque giornali oggi necessari per stare alla moda in campo musicale (inteso come ampio contesto culturale).

5) Arthur Magazine
Arthur recensisce almeno 34123451342 CD-R al mese. Covo di fanatici post-hippie californiani particolarmente fissati con il nuovo metal e la psichedelia più assoluta, Arthur è oggi bibbia per il giovane americano che ha oltrepassato la fase indie approdando al materiale più sperimentale. Ma Arthur va ben oltre, mentre è vero che spesso è facile riconoscere le radici DIY della redazione, altrettanto spesso c’è un distacco totale da ciò che oggi è riconosciuto a livello istituzionale, avvicinandosi forse alla nostalgia dell’America stonata degli anni ’60 e ’70 ed ai gruppi politico-spirituali nati in quel periodo. Organizzatori dell’intoccabile Arthurfest e delle già mitiche Arthur Nights, il gruppo di Arthur è rappresentante massimo dell’intellighenzia musicale americana più giovane, con una serie infinita di estimatori e supporter che snobbano la stampa più glossy per questa rivista gratuita stampata su carta riciclata. Musica, certo, ma sempre permeata dalla politica più free e democratica, per una rivista che vanta una linea editoriale precisissima, sempre personale e schierata. La si scarica gratis in formato PDF o ci si abbona per $60.

4) Butt Magazine e Fantastic Man
Qui bisogna inginocchiarsi davanti all’entrepreneurship di un gruppo di grafici e scenester olandesi di varia natura. A riabbracciare lo spirito queer degli anni ’70 (in your face! altro che gay pride) con un’indole post punk da manuale, Butt è oggi la fanzine più tosta a livello globale. I nostri riescono a mettere insieme vecchi amici che si intervistano a vicenda raccontandosi dettagli privati al limite della censura, incassando assegni da designer del calibro di Christian Dior e Gucci per le pagine pubblicitarie stampate (male) su quella carta di qualità mediocre dall’inconfondibile colore rosa. I miei ricordi sono infiniti: l’intervista a Michael Stipe (Butt #9) in cui racconta le robe più deliranti, quella ai Matmos (Butt #5) e le chiacchierate rivelatorie di idoli intellettuali d’infanzia come Gus Van Sant ed Edmund White (Butt #17). A mio parere Butt passerà alla storia, bilanciata com’è a metà tra academic journal, fanzine punk e giornaletto porno. Io supporto all’ennesima potenza. Con 32 Euro ci si abbona.

3) Anp Quarterly
Difficile parlare di Anp Quarterly, patinatissima rivista in formato gigante “disegnata” da Brendan Fowler, Ed Templeton ed Aaron Rose. E’ la rivista definitiva dell’artista che ogni due parole ritorna a citare il suo passato punk rock, gli anni passati sullo skateboard o le storie moderatamente divertenti collezionate durante gli anni scolastici in una zona remota degli Stati Uniti (prima di trasferirsi, ovviamente, a New York, San Francisco o Los Angeles). I miei sentimenti sono discordanti: da una parte mi piace leggere di questi personaggi, attaccare le pagine sui muri della mia stanza modello poster, dall’altra mi sembra di affrontare il tutto con un po’ di cinismo, con un po’ di antipatia per queste ragazzine che si sono trasferite nelle grandi città americane per fondare le loro t-shirt companies ultra-cute con i soldi di papà. E’ un nuovo establishment DIY che si dice punk, ma che allo stesso tempo entra nelle gallerie d’arte più importanti… e non di prepotenza. Anp Quarterly è sì showcase di gente che merita tutta la vostra attenzione, ma è anche la testimonianza di un passaggio generazionale, con i suoi protagonisti indaffaratissimi ed ingaggiatissimi, tutt’altro che tristi, falliti o arrabbiati. Impossibile per il momento abbonarsi (tanto che i cinque numeri fino ad ora pubblicati sono finiti su Ebay). Tenete d’occhio la pagina, Mr. Barr dice che risolverà il problema molto presto.

2) XLR8R
Prima che i ragazzini indie si lanciassero in affermazioni tipo “che figata LCD Soundsystem”, prima di MIA e Kelis, prima della Ed Banger e della Institubes, c’era XLR8R magazine, rivista che della cultura dance ed hip hop intelligente e ricercata ne ha fatto monumento personale. Esce da non so quanti anni, ma in molti non la capiscono. Con l’ufficio a due isolati da Maximum Rock’n’Roll (e ad uno soltanto dalla mia ex-casa), XLR8R è sempre arrivata prima di tutti per quanto concerne il clubbing alternativo, affrontandolo da un angolo diverso rispetto alle tecnicissime e tedesche Groove e De-Bug, molto più vicina ad una tradizione da b-boy cresciuto che a quella dei nerd che idolatrano la prima Warp. Si parla dunque di lifestyle, con pagine e pagine dedicate alle scarpe giuste. Poi c’è la musica, sempre, con una miriade di recensioni. Quelle infondo si trovano ovunque, io la compro per le scarpe. Dall’Italia ci si abbona con $50.

1) Il futuro? Brutus? Boh, abbiamo ancora qualche problema con il giapponese.

~ di Davide su gennaio 8, 2007.

Una Risposta to “It’s Getting Tougher to Read the Right Things”

  1. li ho tutti… butt il meglio di..versione taschen…lo leggevo venerdi notte con francesca. e’ stato bello tradurre per lei tutta l’intervista ad ed droste.
    su arthur vi e’ cmq la mitica yod di moore e byron c. pero’ boh…

    anp… di classe

    io sono real!

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