10 Film per cui sono impazzito

10) Half Nelson di Ryan Fleck

Questo glielo concedo agli indie americani. Quest’anno mi hanno devastato con i loro freak tutti buoni e carini, a descrivere un’America post-911 insicura, volgare e delirante, ma infondo sempre onesta, bonaria, carina e gentile (mamma mia che schifo Clerks 2 e Little Miss Sunshine). Half Nelson è leggermente diverso. Non vende quel senso di redenzione che gli altri cercano di far passare sottobanco, si rifiuta di dare risposte su di una generazione che non si sa dove andrà a finire. Forse l’unico indie che abbraccia il nero a cui i grandi (Spielberg su tutti) sono ritornati.

9) Haze di Shinya Tsukamoto

Non mi spavento mai al cinema e mi rattrista, perché quel tipo di tensione la vorrei vivere più spesso. Visto in accoppiata con un documentario sui Wolf Eyes, Haze è uno di quei pochi film che mi ha fatto tremare nella poltrona. Mamma mia Tsukamoto. È tra i più grandi in assoluto.

8) The Wind That Shakes the Barley di Ken Loach

Ho aspettato mesi prima di guardarmelo. Principalmente perché Ken Loach mi aveva rotto il cazzo con i suoi semi-documentari al limite della denuncia più schierata. Non so, se prima c’era principalmente il desiderio di far vedere il peggio della Gran Bretagna mettendo in secondo piano il Cinema (con la C maiuscola), in una narrativa che era tutta militante ed esplicita (veramente poco gentile con il pubblico) con Barley Loach sembra essersi ri-innamorato delle immagini, dell’ambiguità e soprattutto di attori che sanno andare ben oltre il pianto. Barley arriva forse primo nella classifica dei film più unbroken di quest’anno.

7) The Three Burials of Melquiades Estrada di Tommy Lee Jones

Tommy Lee Jones è sia in The Hunted che in Rules of Engagement di William Friedkin. Deve avergli fatto bene, perchè Melquiades è un altro di quei film tutti d’un pezzo che se ne fregano sia di certi andazzi stilistici che delle routine narrative del cinema americano moderno. Un film che secondo me in America hanno visto 10 persone. Ritmi ed intenti diversi, per molti ignoranti assolutamente datati. Accasciatevi pure sul divano con quello che passa il convento, rimane il fatto che oggi i più arrabbiati del cinema sono gli over 50.

6) Apocalypto di Mel Gibson

Quanto è hardcore Apocalypto? Che poi adesso all’università ti dicono di non usare la auteur theory, che non vale più. Però chissà perché i film migliori quest’anno mica gli hanno fatti i ragazzini hip che escono dal Sundance. Leggeteci quello che vi pare nel film di Mel Gibson, che sì, forse è pazzo da legare, ma non è bello così? E ancora, bisogna tornale alla guerriglia, al cinema ambiguamente facinoroso e lontano dalla political correctness delle nuove generazioni.

5) The Host di Joon-ho Bong

Non so nemmeno da dove iniziare. Un blockbuster che spara merda su tutti, politico, tragico e demente allo stesso tempo. Ne parlano tutti. È un capolavoro. Se volete essere avanti, smettete di farvi le seghe su Park Chan-wook e guardatevi Memories of Murder e The Host uno dopo l’altro. Mamma mia. L’ho fatto vedere a mezza università. Chissà se la Magnolia Pictures (che lo distribuirà in America a Marzo) mi verrà a cercare a casa.

4) Exiled di Johnny To

Non essere stato a Venezia per l’anteprima di Exiled mi fa ancora incazzare. Ci sono voluti anni prima che Johnny To arrivasse ai festival più grossi. Immagino che tutti i miei amichetti che se la sono menata tutta la vita con il suo cinema ora siano contenti (o forse no). Certo cinema lo sa fare solo To oggigiorno (e forse Micheal Mann, così facciamo felice Piermaria). Mi impressiono, a vedere una formula costantemente riadattata e rivista, certe figure maschili sempre incredibilmente umane, un film dopo l’altro. Sul serio, chi ha bisogno di un “nuovo” cinema, quando c’è chi riesce a riscrivere la sua storia senza cadere nel tributo?

3) The Good Sheperd di Robert DeNiro

Io mica c’ero quando Nixon era al potere. Reagan poi lo vedevo in televisione da piccolo, senza avere la minima idea di che aria tirasse in America in quegl’anni. Oggi il cinema degli ’70 è per me sacro, roba che quando ero a San Francisco, quelle poche volte che sono andato a North Beach, ho sperato di incontrare Francis Ford Coppola davanti al suo palazzo per potergli baciare le scarpe. The Good Sheperd è vecchio cinema. Cupo, tutt’altro che compromesso, ambiguo. Certo, qui si parla quasi di fotocopia, di nostalgia, di un amore spasmodico per un cinema già celebratissimo. Io sono troppo debole per alzare la mano e mettermi a fare critiche. Nella totale ignoranza del cinema Americano di oggi, The Good Sheperd è pura, serissima ed austera maestria.

2) Caché di Michael Haneke

Non è colpa mia se non riesco a seguire il cinema europeo. Nessuno mi manda ai festival qui e nessuno mi regala DVD. Persino il cinema italiano mi fa voglia (non ho ancora visto il nuovo Sorrentino). Su Caché non ho nulla di interessante da dire, è semplicemente devastante.

1) Munich di Steven Spielberg

Ovvio no?

~ di Davide su dicembre 31, 2006.

Una Risposta to “10 Film per cui sono impazzito”

  1. “gli anno fatti i ragazzini hip”

    goodbye mr journalist, i expect

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